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Vita di città
Storia Viva - L'eco di un Carnevale del passato a Ruvo di Puglia
Le feste ruvesi del febbraio 1895 tra danze, musica e mancate iniziative
Ruvo - martedì 25 febbraio 2025
10.07
Il Carnevale ha sempre rappresentato un momento di gioia e spensieratezza nella vita della comunità ruvese. Oggi, grazie a una preziosa testimonianza giornalistica dell'epoca, possiamo riscoprire come si festeggiava il Carnevale a Ruvo di Puglia nel lontano 1895.
Dal resoconto dell'epoca emerge un quadro chiaro: a differenza di altre città dove il Carnevale si manifestava con sfarzo e opulenza, nella nostra Ruvo la celebrazione assumeva toni più sobri, pur senza rinunciare alla raffinatezza: "Non pretensioni strane e ridicole, non grande sfoggio e lusso smodato, ma note gaie e cuore".
Le case di eminenti famiglie, tra cui i Mastrorilli e i Cervone, si aprivano con generosa ospitalità per accogliere veglioni e serate danzanti. Giovani ed esponenti della società potevano così ritrovarsi, socializzare e abbandonarsi al piacere delle danze, dal valzer alla quadriglia, in un clima di elegante compostezza. Eppure, non mancavano le voci critiche: "Per varie circostanze la classe dirigente è rimasta estranea a qualsiasi lieta iniziativa", si legge nel resoconto, a testimonianza di una mancata partecipazione istituzionale alla gioiosa ricorrenza.
Non solo la danza, ma anche la musica costituiva un elemento essenziale della festa. Particolarmente acclamata fu l'esibizione del Professore Cataldo Introna, che "cantò in sua casa, presso suo cognato signor Marino, con la nipote Serena Rogalla Marino, scelti ed applauditi pezzi di musica, dando tregua alle ferventi e vertiginose danze".
Nonostante tali momenti di letizia, aleggiava in città un rammarico non trascurabile: l'assenza di un teatro cittadino, un vuoto che si faceva sentire nelle occasioni di festa e nelle aspirazioni culturali della comunità. Già in passato l'illustre Giovanni Jatta aveva tentato di porvi rimedio, raccogliendo generose offerte per l'edificazione di un teatro modesto, ma la proposta non trovò accoglienza presso l'amministrazione municipale, che avrebbe dovuto concedere un locale idoneo. "Facciamo voti che, usciti il nostro Comune dalle strettezze finanziarie che lo affliggono, l'iniziativa del cav. Jatta potesse un giorno aver vita", si auspicava con un velo di speranza.
Questa testimonianza ci restituisce uno spaccato vivido della vita sociale ruvese alla fine dell'Ottocento, mostrandoci un Carnevale che, pur senza eccessi, sapeva essere un momento di autentica condivisione e raffinatezza. Forse, rileggendo queste pagine di storia, possiamo trarne ispirazione per custodire e rinnovare il senso profondo del Carnevale, rendendolo ancora oggi un'occasione di incontro e di appartenenza alla nostra amata Ruvo.
Fonte: Corriere delle Puglie, 1° marzo 1895
Dal resoconto dell'epoca emerge un quadro chiaro: a differenza di altre città dove il Carnevale si manifestava con sfarzo e opulenza, nella nostra Ruvo la celebrazione assumeva toni più sobri, pur senza rinunciare alla raffinatezza: "Non pretensioni strane e ridicole, non grande sfoggio e lusso smodato, ma note gaie e cuore".
Le case di eminenti famiglie, tra cui i Mastrorilli e i Cervone, si aprivano con generosa ospitalità per accogliere veglioni e serate danzanti. Giovani ed esponenti della società potevano così ritrovarsi, socializzare e abbandonarsi al piacere delle danze, dal valzer alla quadriglia, in un clima di elegante compostezza. Eppure, non mancavano le voci critiche: "Per varie circostanze la classe dirigente è rimasta estranea a qualsiasi lieta iniziativa", si legge nel resoconto, a testimonianza di una mancata partecipazione istituzionale alla gioiosa ricorrenza.
Non solo la danza, ma anche la musica costituiva un elemento essenziale della festa. Particolarmente acclamata fu l'esibizione del Professore Cataldo Introna, che "cantò in sua casa, presso suo cognato signor Marino, con la nipote Serena Rogalla Marino, scelti ed applauditi pezzi di musica, dando tregua alle ferventi e vertiginose danze".
Nonostante tali momenti di letizia, aleggiava in città un rammarico non trascurabile: l'assenza di un teatro cittadino, un vuoto che si faceva sentire nelle occasioni di festa e nelle aspirazioni culturali della comunità. Già in passato l'illustre Giovanni Jatta aveva tentato di porvi rimedio, raccogliendo generose offerte per l'edificazione di un teatro modesto, ma la proposta non trovò accoglienza presso l'amministrazione municipale, che avrebbe dovuto concedere un locale idoneo. "Facciamo voti che, usciti il nostro Comune dalle strettezze finanziarie che lo affliggono, l'iniziativa del cav. Jatta potesse un giorno aver vita", si auspicava con un velo di speranza.
Questa testimonianza ci restituisce uno spaccato vivido della vita sociale ruvese alla fine dell'Ottocento, mostrandoci un Carnevale che, pur senza eccessi, sapeva essere un momento di autentica condivisione e raffinatezza. Forse, rileggendo queste pagine di storia, possiamo trarne ispirazione per custodire e rinnovare il senso profondo del Carnevale, rendendolo ancora oggi un'occasione di incontro e di appartenenza alla nostra amata Ruvo.
Fonte: Corriere delle Puglie, 1° marzo 1895